(education) Occorre tempo per scoprire un talento

Sempre più famiglie decidono percorsi alternativi alla scuola.

Negli Stati Uniti da oltre 40 anni si fa educazione parentale. In realtà in italia da molto più tempo. Tanto per dire Natalia Ginzburg, quella di “Lessico Famigliare” , è cresciuta facendo le elementari  a casa con sua mamma e un tutor ogni tanto! 

In USA hanno iniziato verso gli anni ’60 e oggi sono oltre 2 milioni i ragazzi che stanno a casa, che fanno educazione parentale, si chiamano appunto homeschooler e sono in continua crescita. 

Perché? Cosa c’è dietro questa lenta migrazione fuori dal sistema scolastico?

Secondo una ricerca condotta nel 2011 su un gruppo di oltre 200 famiglie con figli che non frequentavano più la scuola le principali ragioni sono state le seguenti: troppi compiti, noia, ansia, e perdita di interesse nell’imparare nuove cose.

Lo vedo intorno a me. Lo vediamo tutti. Bambini delle elementari (e le loro famiglie) sotto pressione per i troppi compiti. Bambini e poi ragazzi con ansia, spenti di fronte ai libri di testo senza un minimo di interesse nelle materie che sono obbligati a studiare. Disagi che innescano nella famiglia circoli viziosi da cui è difficile uscirne se non quando si supera il limite e allora come estrema scelta si decide di far uscire il figlio dal sistema scolastico. 

A noi con nostro figlio non è capitato ma per un pelo. Alcuni anni fa in seconda elementare mio figlio verso metà anno diventa spento, comincia a scrivere con difficoltà. Arriva la richiesta dall’insegnate di italiano di un esame per capire se c’è un problema di dislessia o disgrafia. Rimango di stucco ma dentro di me ho l’idea o la presunzione che la dislessia sia un “dono” e mi metto a cercare su internet, a leggere e trova in effetti informazioni che supportano questa intuizione. Non abbiamo intenzione di fargli appioppare una etichetta di disgrafia. A quella visita dal neurospichiatra non daremo molto peso. La terza elementare la inizia in una scuolina parentale e poco a poco riprende vita e gusto di imparare. Ci troviamo fuori dal sistema scolastico pubblico di punto in bianco. E non ne proviamo nostalgia.

In quinta elementare per questioni famigliari ci trasferiamo lontano da Torino e le circostanze ci aiutano a prendere la decisione di sperimentare un quadrimestre di “Unschooling”: starà a casa con il fratellino di 5 anni con cui si dovranno gestire in buona parte il tempo mentre con mia moglie lavoriamo nel nostro studio di casa. Tenendoli sott’occhio e andandoli ogni tanto a trovare. 

Unschooling è un sottoinsieme dell’homeschooling: significa non-scolarizzazione. (L’origine è curiosa: Holt, il suo fondatore, si ispirò alla pubblicità della Pepsi che si definiva nelle campagne pubblicitarie di quei tempi in contrapposizione alla coca-cola: l’uncoke, un cola al naturale). E’ una scelta radicale che si base essenzialmente sulla fiducia che il bambino sa trovare la propria strada attraverso esperienze del mondo reale, la vita di tutti i giorni. Attraverso questa interazione cresce, esplora e rimane connesso con la propria natura. Sembra funzionare. Da millenni.

La casa con un po’ di giardino permette in quei mesi ai nostri figli ampio margine di movimento, sanno che siamo a tiro ma si gestiscono il tempo inventandosi giochi vari, annoiandosi, litigando tra loro, facendo pace, preparando qualche volta uno spuntino per pranzo. Poi un giorno spariscono dentro una vecchia cantina e ne escono fuori dopo una settimana di lavori di pulizia con un graziosissimo spazio adibito a piccolo laboratorio di falegnameria. Tadeo il più grande, all’epoca aveva 10 anni, e con l’ultimo trasloco alcuni mesi prima aveva avuto occasione di armeggiare insieme a me vari strumenti per sistemare una cucina di legno, per fissare una sorta di soppalco nella loro camera. Cose piccole ma per lui enormi e emozionanti.

Aveva potuto usare il trapano, l’avvitatore, il seghetto alternativo, imparare i rudimenti elettrici per mettersi le luci al suo lego. Insomma vita reale con utensili veri. Quell’esperienza lo aveva già fatto crescere e provare emozioni. Ora, grazie a tutto quel tempo a disposizione, senza lezioni né compiti, come da manuale montessoriano, era emersa la possibilità di sperimentarsi come falegname per costruire delle semplici lampade con i cubi delle pedane di legno. Aveva messo insieme tutte le sue competenze manuali per una iniziativa “imprenditoriale”!

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