Imparare ad avere coraggio

Noah ha 7 anni e sta imparando a sciare e spinto a farlo veloce per emulare il fratello di 12 anni che è molto piu bravo. Oggi il programma era di fare il baby fino a esaurimento per consolidare il livello base.

Dopo l’ennesima discesa per la solita pista rossa mi chiede di poter fare quella certa pista che stava facendo suo fratello: una “nera”. Data la difficoltà gli pongo una condizione: ne facciamo una intermedia per 3 volte e poi ci andiamo. Da quel momento non mi molla più. Quel che fino a un attimo prima stava evitando a tutti i costi ora era diventata la prova per ottenere di andare sulla pista “difficile”.

Per farla breve mi porta su una pista nera che neppure lui sapeva a cosa andava realmente incontro ma insiste e lo lascio fare. In cima al muro di neve ha un sussulto, ha paura, bofonchia qualcosa di protesta  allora io insisto perché tornare indietro non aveva più senso. Mi segue timoroso facendo la sua prima curva in cima al “precipizio”. La seconda non gli viene. Lo incoraggio. Finalmente svolta e ne fa una terza dal suo lato preferito. Protesta, vorrebbe farla finita e tornare sulla pista più facile….lo incoraggio ma la curva non gli riesce e si impianta a bordo pista. Sono poco più in giù dal lato opposto della pista. Lo osservo in silenzio, non ho chiaro quale potrebbe essere la sua prossima mossa. Ha deciso: smontare baracca e burattini e andarsene via a piedi risalendo quel breve tratto di muro percorso. Si toglie gli sci, li pianta nella neve e senza dire una parola comincia a risalire a carponi. Tiro un lungo respiro e decido la mia via da seguire: farlo scendere con gli sci ai piedi da quel muro che lui aveva scelto cocciutamente di affrontare. Tecnicamente, valuto tra me, ce la dovrebbe fare con quel poco che già sa fare. Allora con voce decisa gli ordino di rimettersi gli sci e seguirmi. 

Bofonchiando obbedisce e mogio mogio ricomincia a fare una curva. Quasi piange per la paura, forse la rabbia. Provo a mettermi nei suoi panni. Ricordo per un momento la sensazione di panico guardando giù il precipizio quando milioni di anni fa ero io quel bimbo che si trovava a fare i suoi primi muri con gli sci ai piedi. Allora gli suggerisco di non guardare giù ma davanti a sé. “Non importa che tu abbia paura, è normale”. Mesi fa aveva superato una grande paura: dormire fuori casa, dai cuginetti, lontano da mamma. Aveva già sperimentato che una paura si trasforma, affrontandola. Allora riagganciadomi a quella esperienza gli chiedo: “come si supera la paura?” biascica tenerissimo, ormai quasi abbandonato: “affrontandola!”

Nel giro di qualche curva le cose prendono il verso giusto, una curva dopo l’altra ed eccoci in fondo al muro. Una sfida enorme superata, mi complimento e accetta di darmi il cinque. Arrivati agli impianti di risalita ha molto chiaro che ne restano due di “nere” da fare prima di scendere all’altra pista. Quell’obiettivo che si era posto lui stesso, l’ha fatto suo e non vuole mollare. 

A fine giornata gli chiediamo cosa lo ha più aiutato a superare quella paura e risponde: “non guardare giù il muro e guardare avanti”. Una piccola strategia. Non gli incoraggiamenti vari ma un semplice espediente per gestire ciò che lo bloccava. Un piccolo suggerimento nato dall’ascolto e osservazione di quel che sta avvenendo dentro di lui.

Ora sembra avere ancora più chiaro che una paura si supera attraversandola, non facendosi bloccare da quella emozione. Che bello pensare a questo granello di sabbia aggiunto nella costruzione di un meraviglioso essere umano che sta facendo i suoi primi passi (e curve) nel mondo. 

Per quel che mi riguarda un’esperienza in pieno corpo come questa, una situazione reale di pericolo, di difficoltà è una opportunità enorme per imparare ad affrontare la vita. 

Come predisporla una situazione come questa dentro un’aula scolastica? Una situazione in cui imparare a gestire la paura con coraggio, a superare quel senso di inadeguatezza di fronte un ostacolo della vita?

Alla fine della giornata ero molto fiero di questa lezione preziosa accaduta incidentalmente, in modo naturale e soprattutto una lezione che aveva scelto mio figlio di imparare. Non io.

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